Inside No.9 – Recensione terza stagione

Se state leggendo questo articolo, probabilmente avrete già visto e (sicuramente) apprezzato le prime due stagioni della serie tv britannica Inside No.9.  Creatura di Reece Shearsmith e Steve Permberton (sceneggiatori e attori di ogni episodio), la serie racconta in ogni episodio le vicissitudini dei personaggi all’interno di una singola ambientazione contrassegnata dal numero 9. Una serie antologica con stagioni ed episodi che hanno una propria storia, senza nessun tipo di collegamento.

Recensione delle prime due stagioni: Qui.

Come per le precedenti stagioni, anche la terza ha delle puntate eccezionali ed altre più deludenti, ma sicuramente le idee per approfondire i diversi generi che la serie prende in considerazione non mancano mai. Anche in quest’ultima stagione si passa dalla commedia nera al thriller, senza tralasciare l’immancabile puntata horror.

RECENSIONI EPISODI SENZA SPOILER

– Partiamo dal primo episodio, l’aperitivo natalizio The Devil of Christmas. Un’inquietante tradizione di Natale fa da colonna portante alla narrazione che viene sviscerata all’interno di una baita dove si gira una puntata di una pessima produzione televisiva. Una puntata nella puntata potremmo dire. La trama si concentra su di un gruppo di attori impegnato nelle riprese di una produzione basata sul Krampus, figura folcloristica che si utilizzava per spaventare i bambini nelle festività natalizie.

Una puntata caratterizzata dal vecchio stile di riprese e inquadrature e da una narrazione capace di basarsi anche su commenti del “falso” regista della produzione televisiva che spiega cosa è realmente accaduto durante le riprese. Divertente è assistere alla prova attoriale dei protagonisti di Inside No.9, che si ritrovano ad impersonare attori tutt’altro che talentuosi. Anche in questa puntata assistiamo ad un finale inquietante e spiazzante, come spesso accade in questa serie.

– Ottima anche il secondo capitolo di questa stagione, The Bill. La trama è semplice: Un ristorante; Quattro amici; Un conto da pagare. La stranezza è che questo conto, invece che essere ignorato affidando all’amico più generoso l’onere, è ambito da tutti. Una narrazione in crescendo, con dialoghi serratissimi, fanno di questa puntata una delle migliori della serie. Il finale, poi, è anche superiore alle aspettative create dal racconto.

– Il vero gioiellino di questa stagione è però il terzo episodio: The Riddle of the Sphynx. Durante una notte tempestosa, una ragazza si intrufola nell’abitazione di un professore universitario, per cercare di rubare le soluzioni del cruciverba ideato dal professore stesso. Ovviamente le intenzioni della ragazza, ed anche del professore che inizialmente sembra volerla aiutare, non sono quelle date nell’incipit.

Una puntata che non annoia un instante, nonostante incentrata sulla risoluzione di diverse caselle del cruciverba che, in realtà, nascondono la soluzione dell’enigma finale, capace di dare un senso alla puntata. Non facile da seguire sottotitolata, dato il linguaggio complesso e veloce che il professore e la studentessa usano per la risoluzione del gioco.

– Strano a dirsi, ma dopo la puntata migliore della stagione (e non solo), segue la peggiore (almeno per quanto ci riguarda). Il quarto episodio dal titolo Empty Orchestra è perfettamente infiocchettato a livello tecnico, ma narrativamente debole e inferiore al resto degli episodi. La trama si basa su un gruppo di colleghi che festeggiano in un karaoke la promozione di uno di loro. Ovviamente diverse liti e rancori si instaurano tra loro, ma il finale non regala nessun tipo di colpo di scena, marchio di fabbrica della serie. Ottima la regia, la sceneggiatura e soprattutto la fotografia con protagonisti i faretti luminosi e colorati dello stanzino, ma era lecito attendersi qualcosa in più.

– Si ritorna sui binari giusti con il penultimo episodio, Diddle Diddle Dumpling. Un uomo apparentemente normale trova all’esterno della sua abitazione una scarpa. Invece di gettarla, comincia ad esserne stregato. Il protagonista dedica le sue giornate al mistero della scarpa, e si impegna nella ricerca dell’altro esemplare. Una puntata notevole con una particolarità: il 9 non è legato all’abitazione dell’uomo, ma al numero della scarpa. Il finale torna ad essere il vero fiore all’occhiello della puntata, a differenza dell’episodio precedente.

– Immancabile, per concludere, l’episodio horror. Irraggiungibile “The Harrowing“, l’episodio finale della prima stagione, ma Private View è una puntata ottima e superiore al finale della scorsa stagione. La location è una mostra d’arte contemporanea ed i personaggi si ritrovano coinvolti in una narrazione stile “Dieci piccoli indiani” che va a fondersi con qualche citazione alla saga “Saw – L’enigmista”. Da citare la presenza della perfetta Fiona Shaw, la zia Petunia di Harry Potter per capirci.

Inside No.9 si conferma un prodotto geniale nella sua essenzialità. E la speranza è che possa continuare ad appassionarci per altre stagioni.

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